mercoledì 3 agosto 2016

ventotto luglio duemilasedici

E' qui che termina la nostra storia e inizia la tua storia cucciolo.

Siamo a 39 settimane, io già avevo salutato la pancia, convinta che ti saresti presentato a 38+5, come tuo fratello. Giustamente hai ritenuto che ogni bimbo debba avere la propria vita con i propri ricordi, e quindi hai scelto una sera di pace, a completamento di un giorno passato con noi due a chiacchierare con le mamme degli amichetti di Mattia, con un bimbo felice e soddisfatto che ci ha fatto trascorrere una cena serena, per decidere che sì, era giunto il momento per te di conoscere il mondo.
E appunto, nel momento in cui saluto il papà e mi alzo dal divano, due gocce strane mi insospettiscono. In bagno, prima scopro che il famoso tappo non c'è più.. e subito dopo altre gocce, stavolta più decise, mi fanno capire che tra poco, pochissimo la famiglia si allargherà. Reazione? vorrei dirti che come l'altra volta io e tuo papà abbiamo provato una emozione mista a stupore per il fatto che avremmo avuto a breve il nostro primo bambino. Questa volta invece la mia reazione è stata un pianto di paura.. il primo non sarebbe più stato il solo, vita sconvolta, chissà come andrà, e soprattutto, gli darò l'ultimo bacio da figlio unico mentre dorme. Reazione di tuo papà? "stasera non si dorme" (lo so lo so, ma è meglio di come sembra!!)
Ultimi preparativi, chiama sala parto, sala parto dice ok, fai con calma che tanto c'è tempo.
Perfetto. Chiama nonni, bimbo trasportato di sopra, chiudi valigia e.. aspetta, vado di sopra a controllare una cosa.. e lui è sveglio, arrabbiato ma sveglio, e posso dirglielo che il bambino ha deciso di nascere, che lui diventerà fratello maggiore. Ci lasciamo in pace, lui emozionato, io più serena e andiamo incontro, noi due stavolta, al nostro incontro.
Viaggio in macchina, accarezzo la pancia e si, la ringrazio. mi ringrazio da sola perché questo mio corpo ha generato, ha sentito la vita crescere dentro di sé, ed è stato benedetto dalla natura.
Arriviamo in ospedale, sala travaglio, monitoraggio. Bimbo in forma, poche contrazioni che però iniziano ad esserci. Ostetriche carine, le informo subito del fatto che voglio l'epidurale: "guarda, io non sono una che generalmente alza la voce per farsi ascoltare, perciò te lo dico con serenità, quando il travaglio parte io non voglio soffrire, (tradotto: non pensarci nemmeno a tirarla per le lunghe, chiaro? non voglio soffrire, niente giochetti, chiama quel cacchio di anestesista alla velocità della luce).
Bene. calma quasi piatta, ci dirigiamo in camera, 4 letti di cui due già occupati. Io sento che il travaglio è imminente e chiedo alla infermiera se non darò fastidio alle ragazze in camera con me (in realtà mi sarebbe piaciuta una camera vuota per soffrire in pace, ma è andata bene così.
Mando a casa l'uomo, sapendo che sarebbe dovuto tornare a breve ma con il bisogno di avere un po' di tempo per me, per noi due. Così, man mano che le contrazioni iniziano ad aumentare e io nel letto non ci posso più stare, decido, verso le due, di fare la cosa più saggia del mondo. Alzarmi e camminare nel corridoio dell'ospedale.. fino alle tre e mezza, quando una infermiera mi vede e mi chiede se voglio andare con lei in sala travaglio. Ok, porto acqua, telefono, dimentico il burro cacao e andiamo. Chiama l'uomo, e intanto monitoraggio.
Arriva l'uomo, il monitoraggio, se ce ne fosse bisogno, dice che va tutto come deve andare.. Contrazioni forti, regolari, di pancia (ben diverse da quelle di schiena del parto precedente). Controllo.. dilatata di 6 cm.
VOGLIO L'EPIDURALE.
Risposta dell'ostetrica: guarda, io l'anestesista lo chiamo, ma sappi che, considerando il tempo che ci impiega l'anestesista ad arrivare (dove cazzo èèè???), il tempo per l'anestesista di farti l'anestesia e il tempo che l'epidurale ci impiega a fare effetto, secondo me è meglio pensare ad alternative.
Cioè?
Ti propongo il parto in acqua... distanzia di più le contrazioni e ti permette di respirare.
Cazzo, cazzo cazzo.. ok.
Prepara l'acqua. Contrazioni che continuano, dolorose ma gestibili. Ad ogni picco mi fermo, mi blocco e penso che se respiro con calma la contrazione passa, passa, passa. E passa.
Ci dirigiamo verso la stanza con la vasca e tutto sommato dico, minchia, che figa, la voglio anche io. "Immergi la pancia", dice l'ostetrica. Alle ore 4.39 sono dentro. E dalle ore 4.39, il delirio prenderà il posto da protagonista in sala parto.
Contrazioni distanti? si..ma come sono le contrazioni? diciamo che se prima il dolore da uno a dieci era 100, questo è senza dubbio 1000. Guardo le ostetriche sconvolta, dico che la vasca non fa per me, voglio uscire. E loro, "trova la posizione giusta, vai indietro con il sedere siediti sullo scalino che c'è dentro, e io lo faccio, ma la contrazione che arriva inizialmente mi toglie il fiato e poi fa uscire il lato animale che c'è in me. Francamente, MAI avrei pensato che dalla mia bocca potessero uscire simili grida. La contrazione che mi imponeva di spingere da sopra l'ombelico era la stessa che mi faceva uscire delle urla così profonde che non dipendevano da me per le quali, mentre ero li, mi chiedevo se fossi veramente io in quel momento a trovarmi in quella situazione. Spinte, quindi, e contrazioni lunghe, animali, sento le ostetriche che mi chiamano, ma io non riesco ad ascoltarle, non posso ascoltarle, ho un corpo che si è imposto ed è l'unica cosa che vorrei domare ma che non riesco.
Occhi chiusi, e loro "accompagna la spinta mandando fuori l'aria" e io che alterno urla a soffi, e "tieni le gambe aperte così il bimbo può passare, e tienile aperte.
Ed io a ritrovarmi a chiederti silenziosamente di andare, di nascere, perché questa volta è davvero troppo intenso, non lascia spazio a"vorrei che tu restassi con me".
E tu sei bravissimo, un po' alla volta ti affacci alla vita. Marco dice che nelle ultime spinte sbucano i capelli che fluttuano nell'acqua, e poi, la tua testa, e poi eccoti,alle 5.15 scivoli via da me, come se fosse la cosa più facile del mondo, come se tutto ciò che è accaduto prima non fosse mai successo. E allora posso aprire gli occhi. e vedere che emergi dalle acque a testa alta, che sei sporco di vernice, grigino, esploratore. Fuori dal mio corpo, dentro le mie braccia. Li ci conosciamo, ci annusiamo, ci baciamo per la prima volta,  Ancora dentro l'acqua, per venti minuti. Le ostetriche che ti mettono l'acqua sui capelli, io, che ti parlo, il dolore che è sparito, le mie scuse alle ostetriche. Il silenzio, assaporare la sacralità di questi momenti.
Il cordone non pulsa più (e una nota di merito a questo ospedale e a queste attenzioni), il papà lo può tagliare. Lui che viene preso dalle ostetriche e visitato al volo, io che mi piazzo sul lettino, qualche minuto e poi il papà che ti riporta di nuovo da me.
E poi due ore ancora per scoprirci, per iniziare l'allattamento, perché tu faccia vedere subito di che pasta sei fatto ("ostetrica scusi, il mio bambino ha neanche un'ora e mi ha già fatto la cacca.. che faccio?").
Questa è la storia della tua nascita,Lorenzo.

Oggi, 3 agosto, sarebbe stata la data presunta della tua nascita, ma sono i bimbi che decidono e tu sei nato in una notte estiva di pioggia.